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ANTICA BETTOLA DELL'800


Non c'è traccia di polvere, dentro e fuori l'antica credenza a vetri. Perfettamente conservati, gli oggetti in essa custoditi sembrano ancora oggi maneggiati come nell'uso di tutti i giorni, anche la tavola è imbandita con i resti del cibo artigianale di una volta. E' il silenzio, che separa la strada dal caotico centro cittadino, a farci tornare nel tempo che viviamo, così lontano dal brulichìo di voci, di vita insomma, che scandiva il tempo fra le case ricavate dalle grotte naturali, sotto la torre con l'orologio di Modica. Qui, in pochi metri quadri, vivevano le famiglie povere: padre, madre e, almeno, cinque figli, di consuetudine. Ora, di bambini intenti a rincorrersi nessuna traccia. Stanno crescendo in altri quartieri, in caserme che chiamano case.

Siamo in via Posterla, tappa obbligata per chi compie un giro turistico della città, specialmente quando si ha solamente un giorno per visitarla. In cima ad una rampa di scale, è in questa strada che si trova la casa natale di Salvatore Quasimodo, gestita da una cooperativa che accoglie i turisti.

In via Posterla si accede, di solito, dal corso Umberto, percorrendo un breve tratto della caratteristica via Grimaldi e arrampicandosi per via Castello. Ma è andando dal lato opposto, dalla Chiesa di 5. Maria di Betlem per intenderci, che via Posterla riserva una gradita sorpresa, grazie alla passione di una di quelle persone che riconcilia la gente alle proprie origini. Ce ne dovrebbe essere uno in ogni paese, di Giuseppe Lucifora.

Lui, cuoco di professione, abita nella collina di fronte, ma si è innamorato del cuore storico della città, oggi - ormai sembra un clichè - in stato di abbandono. Con i risparmi, ha acquistato tempo fa la prima casa, poi la seconda, la terza e la quarta. Ha rimesso in ordine gli interni, ridotti peggio di stalle, e ha cominciato a raccogliere oggetti e strumenti dei nostri nonni. E' nata in questo modo una casa museo "della memoria", dove i fummi re scappi dello scarparu sono al centro del monolocale, unica fonte di sostentamento della famiglia raccolta attorno alla tannura (cucina a legna). Tra gli oggetti raccolti si notano clisteri, borse per l'acqua calda e kit per siringhe d'ogni ceto. Un'infinità di icone raffiguranti Cristi, Madonne e Santi tappezzano le pareti della urutta dove Lucifora riceve gli amici. Immagini sacre a cui gli abitanti di questo quartiere popolare si rivolgevano in qualunque momento della giornata per chiedere aiuto e conforto, di fronte ad una vita piena di rinunce.

Nei vicoli adiacenti è possibile ancora trovare i vecchi scarichi fognari a cielo aperto, segno di tempi andati che rafforza l'idea del basso livello della qualità della vita. Ma è da qui che passa la storia di questa città e di questo territorio. La ricerca avviata da Lucifora contribuisce a non farci dimenticare chi siamo e da dove veniamo.

Antonio Casa


Peppe Lucifora organizza visite e banchetti all'interno delle grotte.
Per prenotazioni o informazioni telefonare allo +39 0347 3801393







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